Gatto delle sabbie, informazioni e curiosità sul felino in via d’estinzione

gatto delle sabbie

Il gatto delle sabbie (Felis margarita) è un piccolo felino, tanto piccolo che quando è adulto sembra ancora un cucciolo!  Scopriamo di più su questa bellissima razza felina, dov’è diffusa e molte altre curiosità!

Informazioni sulla razza del gatto delle sabbie

Il gatto delle sabbie ha un peso che va dai 1,5 a 3,5 kg e la sua lunghezza oscilla tra i 45 e i 57 cm. Ha una coda molto lunga, orecchie appuntite, e il suo mantello è del colore del deserto: giallo chiaro /sabbia. Si tratta di un colore che permette al piccolo felino di mimetizzarsi e nascondersi dai nemici.

Per non scottarsi le zampette sulla sabbia rovente del deserto, la natura lo ha dotato di folti peli sui polpastrelli. La sua leggerezza è tale da non lasciare impronte o comunque segni molto lievi sulla sabbia che vengono cancellati velocemente dal vento. Il gatto delle sabbie fu scoperto nel 1858 e classificato da Victor Loche come felis margarita in onore del militare francese a capo della spedizione che lo scopri: Jean Auguste Margueritte.

I nemici del gatto delle sabbie sono nell’ordine: l’uomo, i serpenti e i rapaci. E’ ovviamente il primo che lo ha portato sull’orlo dell’estinzione non certo i rapaci e i rettili. La ragione è che sono gatti molto docili che non hanno paura dell’uomo, ignorandone la pericolosità. Questi piccoli felini comunicano con marcature odorose e graffi sugli oggetti che trovano nel loro territorio. Emettono suoni molto simili a quelli del gatto domestico ma anche una specie di latrato nel periodo dell’accoppiamento. La cucciolata è in media composta da tre cuccioli che raggiungono l’indipendenza dai genitori molto presto, anche se i primi trenta giorni con la madre sono fondamentali per la loro sopravvivenza.

gatti delle sabbie

Il gatto delle sabbie nell mondo

I gatti delle sabbie sono felini che vivono nei deserti più caldi (Sahara, Iran, Arabia). La sua adattabilità si deve al fatto che il gatto delle sabbie non beve, o meglio, assume liquidi dalle sue prede. Questo, non solo lo salva dal caldo torrido del deserto ma gli permette di tenersi lontano dalle scarse fonti d’acqua e dai predatori che può trovare. Il gatto delle sabbie esce solo di notte e di giorno resta rintanato. Generalmente utilizza le tane abbandonate delle volpi o degli istrici, ma è anche in grado di allargare quelle degli animali più piccoli come ad esempio, dei roditori.

La tana, in genere ha una sola entrata, è lunga e dritta e può arrivare a tre metri di lunghezza. I gatti delle sabbie non sono però territoriali e non difendono la tana, anzi possono anche usarla a turno, soprattutto nel periodo degli accoppiamenti; altrimenti generalmente conducono una vita solitaria. Il gatto delle sabbie caccia roditori, serpenti, insetti, lucertole e uccelli, tendendo loro agguati. Il colore del suo manto gli permette di nascondersi bene e attendere l’arrivo di prede che sente arrivare con il suo udito finissimo. E’ anche capace di sotterrarsi velocemente per mimetizzarsi meglio.

felis margarita

Gatti delle sabbie: animali in via di estinzione

Il gatto delle sabbie, una volta si trovava facilmente nei deserti asiatici, africani e nelle aree calde e asciutte (Sahara, deserto dell’Iran, del Pakistan e deserto arabico) dove la vita è improponibile e dove nemmeno il gatto selvatico africano, famoso per essersi adattato a vivere nel deserto, è riuscito. Oggi invece il gatto delle sabbie è a rischio d’estinzione, anzi per un certo periodo di tempo è stata considerata una razza di gatti estinta. Oggi la popolazione di questi felini ammonta a non più di 200 esemplari. Nel deserto arabico, a causa della diminuzione di prede, il numero esiguo dei gatti delle sabbie sta diminuendo sempre di più.

Purtroppo questi gatti sono caduti vittima della caccia sportiva e del commercio illegale. Per tale ragione, la Big Cat Rescue cerca di metterli in salvo e garantire la sopravvivenza della specie. Il gatto delle sabbie non può vivere in cattività ed è molto delicato: questi felini non possono essere separati dalla madre e in cattività hanno una bassa speranza di vita: hanno un apparato respiratorio molto sensibile e delicato. Sui 228 esemplari nati in cattività di tutto il mondo, solo il 60% ha superato i 30 giorni di vita. Le cause principali sono riconducibili alle scarse cure materne ricevute. Non si conosce con esattezza l’aspettativa di vita media nel loro habitat naturale, sappiamo solo che alcuni esemplari hanno vissuto anche 13 anni!